Scopri come investire in ETF nel 2026: strategie, strumenti, rischi, piattaforme e consigli per costruire un portafoglio efficiente e diversificato.
Cosa sono gli ETF e perché investirci
Definizione di ETF
Gli ETF (Exchange Traded Funds) sono strumenti finanziari passivi quotati in Borsa che replicano la performance di un indice di riferimento, come ad esempio l’S&P 500, l’MSCI World o il FTSE MIB. A differenza dei fondi comuni a gestione attiva, gli ETF non cercano di battere il mercato, ma di replicarlo fedelmente. La loro struttura consente di ottenere un’esposizione diversificata a costi contenuti, grazie a una gestione automatica e all’assenza di un gestore attivo.
La caratteristica principale degli ETF è la loro negoziabilità in tempo reale sui mercati regolamentati. Questo li rende strumenti liquidi, trasparenti e accessibili sia agli investitori professionali che ai retail. Il loro funzionamento si basa sulla replica dell’indice, che può avvenire in modo fisico (acquisto diretto dei titoli sottostanti) o synthetic (mediante derivati finanziari).
Differenza tra ETF e fondi comuni
La differenza sostanziale tra ETF e fondi comuni di investimento risiede nella modalità di gestione e negoziazione. Gli ETF sono strumenti a gestione passiva, mentre i fondi comuni sono solitamente gestiti attivamente da un team di gestori che seleziona i titoli con l’obiettivo di sovraperformare il benchmark di riferimento.
Dal punto di vista operativo, gli ETF sono acquistabili e vendibili durante l’intera seduta di Borsa, proprio come le azioni. I fondi comuni, invece, prevedono la valorizzazione a fine giornata (NAV) e non sono scambiabili in tempo reale. Inoltre, i costi di gestione degli ETF (espressi tramite il TER, Total Expense Ratio) sono generalmente molto più bassi rispetto a quelli dei fondi attivi, rendendo gli ETF strumenti efficienti anche per chi adotta una strategia di lungo periodo.
Vantaggi dell’investimento in ETF
Investire in ETF offre una serie di vantaggi rilevanti dal punto di vista strategico e operativo. Tra i principali benefici si possono evidenziare:
- Diversificazione immediata: anche con un capitale limitato, è possibile ottenere un’esposizione ampia su settori, aree geografiche o asset class differenti.
- Bassi costi: l’assenza di gestione attiva consente di ridurre le commissioni annue, rendendo l’investimento più efficiente.
- Liquidità: gli ETF sono quotati in Borsa e possono essere acquistati o venduti in qualsiasi momento della giornata.
- Trasparenza: la composizione degli ETF è pubblicata quotidianamente, permettendo un controllo costante da parte dell’investitore.
- Accessibilità: sono adatti anche per i piccoli investitori e per chi desidera costruire un portafoglio ETF con un approccio graduale, come nel caso di un piano di accumulo ETF.
Inoltre, gli ETF rappresentano uno strumento ideale per applicare strategie di gestione passiva e mantenere un’esposizione coerente con il proprio profilo di rischio nel tempo, riducendo al minimo la necessità di intervenire frequentemente sul portafoglio.
Rischi legati agli ETF
Sebbene spesso presentati come strumenti semplici e “sicuri”, gli ETF non sono esenti da rischi. Il primo rischio da considerare è quello di mercato, ovvero la possibilità che il valore dell’indice sottostante subisca variazioni negative, influenzando direttamente il valore dell’ETF.
Ulteriori elementi di attenzione includono:
- Rischio di replica: alcuni ETF non replicano perfettamente l’indice, a causa di fattori tecnici come i costi di gestione o il metodo di replica utilizzato. Questo può generare un tracking error.
- Rischio di liquidità: alcuni ETF, soprattutto quelli su mercati di nicchia o tematici, possono presentare bassi volumi di scambio, aumentando il rischio di spread elevati tra prezzo denaro e lettera.
- Rischio di controparte: presente principalmente negli ETF a replica sintetica, dove l’utilizzo di derivati comporta un’esposizione al rischio dell’intermediario finanziario.
- Rischio valutario: quando si investe in ETF denominati in valute diverse dall’euro, si è esposti anche alle oscillazioni dei tassi di cambio.
Una corretta valutazione dei rischi è quindi essenziale nella costruzione di un portafoglio ETF bilanciato. Il fatto che gli ETF siano strumenti trasparenti e a basso costo non significa che siano adatti a qualsiasi profilo di investitore o a ogni condizione di mercato.
Come iniziare a investire in ETF
Prerequisiti e conoscenze di base
Prima di iniziare a investire in ETF, è fondamentale comprendere le basi del funzionamento dei mercati finanziari, la differenza tra asset class e i concetti chiave legati al rischio e al rendimento. Anche se gli ETF sono considerati strumenti semplici e trasparenti, l’assenza di una corretta educazione finanziaria può portare a scelte sbagliate nella selezione e nell’allocazione del capitale.
È consigliabile acquisire familiarità con alcuni termini tecnici fondamentali, tra cui:
- Benchmark: l’indice di riferimento che l’ETF replica.
- TER (Total Expense Ratio): il costo annuo di gestione dell’ETF.
- Replica fisica o sintetica: il metodo utilizzato per seguire l’indice.
- Volatilità: misura della variabilità del rendimento dell’ETF nel tempo.
Queste nozioni costituiscono la base per prendere decisioni informate e costruire un portafoglio ETF coerente con i propri obiettivi di investimento.
Quanto capitale serve per iniziare
Una delle caratteristiche che rende gli ETF particolarmente accessibili è la possibilità di iniziare a investire anche con capitali molto contenuti. Alcuni ETF hanno prezzi per quota inferiori ai 50€, permettendo l’ingresso anche a piccoli investitori. Tuttavia, è importante valutare non solo il prezzo della singola quota, ma anche i costi di transazione applicati dal proprio broker.
Per chi desidera adottare un piano di accumulo ETF (PAC), è sufficiente stabilire un importo mensile fisso – anche di poche decine di euro – e investirlo periodicamente. Questa strategia consente di mediare il prezzo di acquisto nel tempo, riducendo l’impatto della volatilità di breve periodo.
Come scegliere un ETF: criteri fondamentali
La scelta dell’ETF su cui investire è un passaggio strategico e deve basarsi su una serie di criteri oggettivi:
- Indice replicato: valutare l’esposizione geografica, settoriale o tematica dell’indice.
- Metodo di replica: preferire ETF a replica fisica per semplicità e trasparenza.
- TER: prediligere ETF con bassi costi di gestione, specialmente su orizzonti temporali lunghi.
- Dimensione e liquidità: ETF con elevati volumi di scambio riducono il rischio di spread elevati.
- Politica di distribuzione: scegliere tra ETF a distribuzione o ETF a capitalizzazione, in base alla necessità di ricevere cedole o reinvestire i proventi.
È inoltre importante leggere il KID (Key Information Document) di ciascun ETF, dove sono specificati tutti i dettagli tecnici e i rischi associati allo strumento.
Dove si comprano gli ETF: broker e piattaforme
Gli ETF possono essere acquistati attraverso vari broker per ETF, banche online o piattaforme di trading. Tra i più utilizzati si trovano broker specializzati come DEGIRO, eToro, Interactive Brokers, Fineco o Directa. È essenziale confrontare:
- Costi di commissione per ogni operazione di acquisto e vendita.
- Accesso ai mercati: non tutti i broker offrono gli stessi ETF o l’accesso a tutte le borse (es. Borsa Italiana, Xetra, NYSE).
- Interfaccia e facilità d’uso: per un’esperienza di investimento efficiente e intuitiva.
- Regolamentazione e sicurezza: operare sempre con intermediari autorizzati e vigilati.
La scelta del broker incide direttamente sull’efficienza del portafoglio, specialmente se si prevede un’attività di investimento costante nel tempo.
Come acquistare un ETF: guida passo-passo
Una volta selezionato il broker e l’ETF desiderato, l’acquisto avviene con una modalità simile a quella di un’azione. Di seguito i passaggi fondamentali:
- Accedere alla piattaforma del broker e cercare il codice ISIN o il nome dell’ETF.
- Verificare il prezzo e il volume dell’ETF in tempo reale.
- Impostare l’ordine di acquisto: a mercato (eseguito immediatamente al prezzo corrente) o limite (eseguito solo al raggiungimento di un prezzo specifico).
- Confermare l’operazione e verificare la corretta esecuzione.
Dopo l’acquisto, l’ETF apparirà nel proprio portafoglio investimenti. Da questo momento sarà soggetto alle variazioni di mercato dell’indice replicato. È consigliabile monitorare periodicamente l’andamento e ribilanciare il portafoglio in base alla strategia prefissata.
Strategie di investimento in ETF
Investimento con PAC (Piano di Accumulo del Capitale)
Una delle strategie più apprezzate per investire in ETF è il PAC (Piano di Accumulo del Capitale), particolarmente adatto a chi desidera entrare gradualmente sui mercati riducendo l’impatto della volatilità. Questa tecnica prevede l’acquisto periodico e costante di quote dello stesso ETF, a prescindere dall’andamento del mercato.
Il principale vantaggio del PAC è rappresentato dal cosiddetto dollar cost averaging, ovvero la media del prezzo d’acquisto: comprando in momenti diversi, l’investitore può ottenere un prezzo medio più favorevole rispetto a un investimento concentrato in un solo momento. Questa strategia è ideale per i piccoli investitori o per chi intende costruire un portafoglio ETF su orizzonti temporali medio-lunghi.
Il PAC può essere impostato mensilmente, trimestralmente o con altra frequenza, a seconda delle possibilità dell’investitore e delle condizioni offerte dal broker utilizzato.
Investimento one-shot (lump sum)
In alternativa al PAC, l’investimento lump sum consiste nell’immettere tutto il capitale disponibile in un’unica soluzione. Questa strategia è indicata per investitori con un’alta propensione al rischio e una solida conoscenza dei mercati. In contesti di mercato rialzisti, il lump sum può generare rendimenti superiori rispetto a un PAC, poiché il capitale è investito immediatamente e interamente.
Tuttavia, questo approccio espone maggiormente alla volatilità di breve periodo. Per questo motivo, anche in caso di investimento lump sum, è consigliabile procedere a una diversificazione tramite ETF su asset decorrelati.
ETF per diversificazione del portafoglio
Uno dei principali vantaggi degli ETF è la capacità di offrire un’elevata diversificazione con un numero limitato di strumenti. Gli ETF possono coprire:
- Asset class differenti: azioni, obbligazioni, materie prime, immobiliari (REIT).
- Aree geografiche: mercati sviluppati, emergenti, globali o regionali.
- Settori specifici: tecnologia, sanità, energie rinnovabili, finanza.
- Stili di investimento: value, growth, dividendo, ESG.
Un portafoglio ETF ben costruito può replicare strategie complesse di asset allocation e ridurre il rischio specifico legato a singoli titoli o settori. Questo rende gli ETF ideali per chi desidera investire in modo sistematico e professionale, senza dover analizzare individualmente ogni azione o obbligazione.
ETF a distribuzione o ad accumulazione
Gli ETF si distinguono anche in base alla loro politica di gestione dei proventi: distribuzione o accumulazione. Gli ETF a distribuzione versano periodicamente agli investitori i dividendi o gli interessi maturati, sotto forma di cedole. Sono utili per chi cerca una rendita regolare, ad esempio in fase di decumulo del capitale.
Gli ETF ad accumulazione, invece, reinvestono automaticamente i proventi all’interno del fondo, aumentando il valore della quota. Questo meccanismo favorisce l’effetto dell’interesse composto nel lungo termine e risulta più efficiente dal punto di vista fiscale, in quanto il reinvestimento avviene senza passaggi di cassa soggetti a tassazione immediata.
La scelta tra distribuzione e accumulazione dipende dagli obiettivi dell’investitore, dal suo orizzonte temporale e dal regime fiscale applicato.
Asset allocation con ETF
Costruire una corretta asset allocation con ETF è il cuore di una strategia di investimento efficace. L’allocazione degli asset determina oltre il 90% della performance a lungo termine di un portafoglio. Con gli ETF, è possibile allocare in modo preciso il capitale su diverse aree:
- Azioni: ETF azionari globali, regionali o settoriali.
- Obbligazioni: ETF obbligazionari governativi, corporate, a breve o lungo termine.
- Liquidità e strumenti alternativi: ETF monetari, su materie prime o su immobiliari (REIT).
L’asset allocation può essere definita in base al profilo di rischio dell’investitore (prudente, bilanciato, dinamico), al ciclo di vita (fase di accumulo o di decumulo) e al contesto macroeconomico. Ad esempio:
- Profilo prudente: 70% obbligazioni, 25% azioni, 5% liquidità.
- Profilo bilanciato: 50% azioni, 45% obbligazioni, 5% liquidità.
- Profilo dinamico: 80% azioni, 15% obbligazioni, 5% liquidità.
Una gestione periodica del portafoglio tramite ribilanciamento permette di mantenere invariata la proporzione tra le asset class, vendendo le componenti in sovrappeso e acquistando quelle in sottopeso. Gli ETF, grazie alla loro versatilità e semplicità operativa, si prestano perfettamente a questo tipo di gestione attiva del peso strategico degli investimenti.
Come valutare e selezionare gli ETF migliori
Indicatori chiave: TER, replica, volume, tracking error
La valutazione di un ETF deve basarsi su indicatori tecnici oggettivi che ne determinano l’efficienza, la trasparenza e la coerenza con la strategia dell’investitore. Tra i parametri più rilevanti troviamo:
- TER (Total Expense Ratio): è il costo annuo totale di gestione dell’ETF, espresso in percentuale. Un TER basso aumenta la redditività netta dell’investimento. Gli ETF su indici ampi, come l’MSCI World, possono avere TER anche inferiori allo 0,20%.
- Metodo di replica: gli ETF possono replicare fisicamente (acquistando i titoli dell’indice) o sinteticamente (tramite derivati). La replica fisica è preferibile per la sua trasparenza, mentre quella sintetica può introdurre un rischio di controparte.
- Volume e liquidità: ETF con volumi di scambio elevati tendono ad avere spread denaro-lettera più contenuti. Questo migliora l’efficienza dell’esecuzione degli ordini.
- Tracking Error: misura la capacità dell’ETF di replicare fedelmente l’indice. Un tracking error basso indica una gestione efficace e costante nel tempo.
Questi indicatori aiutano a individuare gli ETF migliori per investire in funzione degli obiettivi di rendimento e del livello di rischio accettabile.
ETF azionari, obbligazionari e tematici
Gli ETF si classificano anche in base alla tipologia di asset su cui investono. Comprendere queste differenze è essenziale per costruire una strategia di investimento in ETF solida e diversificata.
- ETF azionari: offrono esposizione ai mercati azionari globali, regionali o settoriali. Esempi: ETF su S&P 500, Nasdaq 100, MSCI Emerging Markets. Sono più volatili ma potenzialmente più redditizi.
- ETF obbligazionari: investono in titoli di Stato, obbligazioni corporate o high yield. Sono indicati per contenere la volatilità e bilanciare il portafoglio.
- ETF tematici: replicano indici legati a trend di lungo periodo, come intelligenza artificiale, energie rinnovabili, blockchain. Hanno maggiore volatilità e sono adatti a una componente satellite del portafoglio.
La scelta della categoria dipende dall’orizzonte temporale, dalla tolleranza al rischio e dalla funzione che l’ETF deve svolgere all’interno del portafoglio ETF.
ETF settoriali e geografici
Un ulteriore criterio di selezione riguarda il focus settoriale o geografico dell’ETF. Gli ETF settoriali permettono di puntare su specifici ambiti economici (tecnologia, sanità, energia, finanziario), mentre quelli geografici consentono di concentrare l’investimento in determinate aree, come:
- ETF globali: coprono tutto il mondo sviluppato (es. MSCI World, FTSE All-World).
- ETF regionali: es. Europa, USA, Asia-Pacifico.
- ETF paesi emergenti: più rischiosi, ma con potenziale di crescita superiore.
Queste scelte consentono di gestire in modo più fine l’esposizione del portafoglio in base a scenari macroeconomici e geopolitici. La combinazione di ETF settoriali e geografici può costituire un’importante leva per la diversificazione degli investimenti.
Dove trovare informazioni sugli ETF
La selezione degli ETF richiede una fase preliminare di analisi, supportata da fonti informative affidabili. Tra i migliori strumenti per valutare e confrontare ETF troviamo:
- JustETF: piattaforma completa per filtrare ETF per asset class, metodo di replica, TER, distribuzione, emittente e altri parametri.
- Morningstar: fornisce rating qualitativi e quantitativi, schede prodotto dettagliate e analisi comparative.
- Factsheet ufficiale dell’emittente: documento che riporta caratteristiche tecniche, composizione dell’indice, dati storici e modalità di gestione.
- KID (Key Information Document): obbligatorio per legge, contiene informazioni standardizzate su rischi, costi e scenari di rendimento.
Un approccio analitico, supportato da fonti certificate, è essenziale per scegliere in modo consapevole gli ETF su cui investire e costruire una strategia coerente con i propri obiettivi.
Rischi, errori comuni e fiscalità
Errori comuni nell’investimento in ETF
Nonostante gli ETF siano strumenti semplici e trasparenti, molti investitori commettono errori che compromettono l’efficacia della strategia. Il primo errore frequente è la mancanza di pianificazione: acquistare ETF senza una chiara asset allocation o senza conoscere il proprio profilo di rischio porta spesso a decisioni impulsive o inefficaci.
Un altro errore è la scarsa diversificazione: concentrare il portafoglio su un numero limitato di ETF tematici o settoriali può aumentare la volatilità e il rischio specifico. Anche l’overtrading, cioè cambiare frequentemente asset all’interno del portafoglio, è controproducente: genera costi inutili e riduce i benefici di una strategia a lungo termine.
Infine, molti investitori trascurano l’effetto della valuta. Investire in ETF denominati in dollari o altre valute estere espone al rischio di cambio, che può erodere i rendimenti, soprattutto in periodi di alta volatilità del mercato valutario.
Rischi di mercato, liquidità e leva
Gli ETF non sono strumenti privi di rischio. Il principale è il rischio di mercato: poiché replicano indici azionari, obbligazionari o settoriali, il valore degli ETF può diminuire in caso di ribassi dell’indice sottostante. Anche una buona diversificazione non elimina completamente l’esposizione al mercato globale.
Un altro elemento da considerare è il rischio di liquidità: alcuni ETF, soprattutto quelli meno scambiati o tematici, possono avere spread elevati tra prezzo denaro e lettera, rendendo l’entrata o l’uscita più costosa. È quindi fondamentale verificare il volume medio giornaliero e l’AUM (Asset Under Management) prima di procedere con l’acquisto.
Particolare attenzione va posta agli ETF a leva finanziaria: questi strumenti amplificano le performance giornaliere dell’indice di riferimento (es. +2x o -2x), ma comportano rischi molto elevati, specialmente in periodi di elevata volatilità. Sono adatti solo a investitori esperti con un approccio speculativo e orizzonte temporale di brevissimo termine.
Fiscalità degli ETF in Italia
Comprendere la fiscalità degli ETF è essenziale per valutare correttamente il rendimento netto dell’investimento. In Italia, gli ETF sono soggetti al regime fiscale dei redditi di capitale e redditi diversi, a seconda del tipo di rendimento.
- Dividendi e interessi: tassati al 26% come redditi di capitale, per gli ETF a distribuzione.
- Plusvalenze: tassate al 26% come redditi diversi, per la differenza positiva tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto delle quote.
- Minusvalenze: compensabili con plusvalenze da altri strumenti finanziari entro il quarto anno solare successivo.
Gli ETF armonizzati, domiciliati in paesi dell’Unione Europea, sono fiscalmente più efficienti rispetto a quelli non armonizzati, in quanto rientrano nel regime amministrato offerto da molte banche e broker italiani. È quindi preferibile selezionare ETF domiciliati in Irlanda o Lussemburgo per evitare complicazioni fiscali.
Infine, è importante ricordare che il patrimonio investito in ETF concorre al calcolo dell’IVAFE (Imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero), attualmente pari allo 0,2% annuo, da versare tramite dichiarazione dei redditi (salvo gestione amministrata).
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Come iniziare a investire in ETF?
Per iniziare a investire in ETF è necessario innanzitutto aprire un conto presso un broker autorizzato che consenta l’accesso ai mercati regolamentati. Una volta scelto il broker, l’investitore deve individuare gli ETF più adatti ai propri obiettivi, analizzando fattori come indice replicato, TER, metodo di replica e politica di distribuzione. Dopo aver effettuato queste valutazioni, si procede con l’acquisto tramite un ordine a mercato o a limite. È consigliabile iniziare con una strategia semplice, come un piano di accumulo ETF, per entrare gradualmente nel mercato.
Quanto si guadagna con gli ETF?
I rendimenti degli ETF dipendono dalla performance dell’indice sottostante, dalla durata dell’investimento e dai costi complessivi. Ad esempio, un ETF azionario globale come quello che replica l’MSCI World ha storicamente generato rendimenti medi annui compresi tra il 6% e l’8% al netto dei costi. Tuttavia, tali valori non sono garantiti e possono variare anche sensibilmente in base al ciclo economico, alla volatilità e al timing di ingresso. Inoltre, ETF su mercati emergenti o settoriali possono offrire rendimenti potenzialmente superiori, ma con un rischio più elevato.
Quali sono i migliori ETF su cui investire?
Non esistono ETF “migliori” in senso assoluto, ma strumenti più o meno adatti a seconda del profilo dell’investitore. In genere, ETF ampi, diversificati e liquidi sono preferibili per una strategia core. Tra i più popolari ci sono:
- ETF su MSCI World (esposizione globale ai mercati sviluppati)
- ETF su S&P 500 (mercato azionario USA)
- ETF su FTSE All-World (inclusi mercati emergenti)
Per strategie satellite o tematiche, si possono considerare ETF su trend come energie rinnovabili, intelligenza artificiale o transizione ESG.
Qual è il rischio di investire in ETF?
Gli ETF sono soggetti a diversi tipi di rischio, tra cui:
- Rischio di mercato: variazioni negative dell’indice replicato.
- Rischio di liquidità: ETF poco scambiati possono avere spread elevati.
- Rischio di replica: discrepanze tra l’ETF e il benchmark (tracking error).
- Rischio valutario: per ETF espressi in valuta estera.
La gestione consapevole del portafoglio e una corretta asset allocation con ETF aiutano a mitigare questi rischi.
Dove si possono acquistare gli ETF?
Gli ETF si acquistano tramite broker online, piattaforme bancarie o SIM autorizzate. Le piattaforme più diffuse in Italia includono Fineco, Directa, DEGIRO, eToro e Interactive Brokers. È importante verificare che il broker offra accesso a mercati come Borsa Italiana o Xetra e che permetta la negoziazione in tempo reale. Alcune piattaforme offrono anche strumenti di ricerca per confrontare ETF per investire in base a criteri specifici come TER, volume o rendimento storico.
Quale ETF scegliere per iniziare?
Per chi è alle prime armi, è consigliabile scegliere ETF ampi e liquidi, a replica fisica, con un TER basso e una buona diversificazione. Tra gli ETF più indicati per iniziare troviamo:
- ETF su MSCI World o FTSE All-World per un’esposizione globale.
- ETF su obbligazioni aggregate globali per bilanciare il portafoglio.
Questi strumenti permettono di costruire le basi di un portafoglio ETF semplice, ma solido, su cui eventualmente aggiungere componenti più specifiche in un secondo momento.