Tutto sui buoni fruttiferi: tipologie, rendimenti, rischi e modalità di sottoscrizione aggiornate al 2026.

Il buono fruttifero è uno strumento di risparmio postale emesso da Cassa Depositi e Prestiti e distribuito da Poste Italiane, pensato per chi desidera investire in modo sicuro, semplice e senza costi di gestione. Grazie alla garanzia dello Stato italiano e alla tassazione agevolata al 12,5%, rappresenta una delle soluzioni preferite dai risparmiatori con profilo conservativo, in cerca di stabilità e protezione del capitale. L’offerta dei buoni fruttiferi comprende diverse tipologie, ciascuna con specifiche caratteristiche di durata, rendimento e finalità: dai buoni ordinari a quelli indicizzati all’inflazione, passando per i buoni dedicati ai minori e quelli a breve termine. I tassi di interesse sono crescenti nel tempo e variano in base alla tipologia selezionata, mentre la flessibilità nella sottoscrizione e nel rimborso, anche online tramite canali digitali, ne aumenta l’accessibilità. Questa guida analizza nel dettaglio cosa sono i buoni fruttiferi, come funzionano, quali sono i vantaggi e i rischi, le modalità di sottoscrizione, le scadenze, la fiscalità e le differenze tra i formati cartaceo e dematerializzato. Viene inoltre fornito un confronto tecnico con altri strumenti di risparmio, come conti deposito, obbligazioni e fondi, per aiutare il lettore a comprendere il reale posizionamento di questo prodotto all’interno di un portafoglio di investimento. In un contesto economico in evoluzione, dove l’inflazione e la volatilità dei mercati pongono nuove sfide, il buono fruttifero si conferma una scelta solida e trasparente per valorizzare il risparmio nel tempo, con piena consapevolezza delle proprie esigenze e dei propri obiettivi finanziari.

Cos’è un buono fruttifero

Definizione e funzionamento

Un buono fruttifero è uno strumento di risparmio postale emesso da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e distribuito da Poste Italiane. Rappresenta una forma di investimento a basso rischio, accessibile anche con piccoli capitali, e pensata per chi desidera una gestione passiva del proprio denaro. I buoni fruttiferi generano interessi nel tempo, che vengono capitalizzati secondo modalità prestabilite. Il capitale iniziale è sempre garantito, anche in caso di rimborso anticipato, rendendolo uno degli strumenti più sicuri sul mercato finanziario italiano.

Il funzionamento dei buoni fruttiferi è semplice: l’investitore sottoscrive un buono, scegliendo una delle diverse tipologie disponibili, e riceve al termine del periodo prestabilito il capitale investito più gli interessi maturati. Alcuni buoni permettono anche il rimborso anticipato senza perdita del capitale, ma con penalità sugli interessi.

Storia e ruolo della Cassa Depositi e Prestiti

La Cassa Depositi e Prestiti è un’istituzione finanziaria controllata dallo Stato italiano, con il compito di sostenere l’economia nazionale e promuovere investimenti pubblici e infrastrutturali. Fondata nel 1850, CDP gestisce una parte significativa del risparmio postale italiano attraverso l’emissione di buoni fruttiferi e libretti postali. Il risparmio raccolto viene poi impiegato per finanziare opere pubbliche, enti locali e iniziative strategiche per lo sviluppo del Paese.

La storicità e l’affidabilità della CDP costituiscono una garanzia aggiuntiva per gli investitori. I buoni fruttiferi sono infatti tra gli strumenti preferiti dalle famiglie italiane che cercano un’alternativa ai prodotti bancari tradizionali, grazie alla sicurezza dello Stato e all’assenza di costi di gestione.

Perché scegliere un buono fruttifero

I principali motivi per cui scegliere un buono fruttifero come strumento di investimento sono riconducibili alla sua sicurezza, semplicità e alla flessibilità. A differenza di altri strumenti finanziari, i buoni non sono soggetti alla volatilità dei mercati e non comportano commissioni di ingresso o uscita. Sono quindi particolarmente adatti a risparmiatori prudenti, a chi desidera proteggere il proprio capitale o pianificare obiettivi di medio-lungo termine, come un fondo per i figli o un’integrazione alla pensione.

Altri vantaggi includono:

  • La tassazione agevolata al 12,5%, inferiore rispetto ad altri strumenti finanziari (es. conti deposito o titoli di Stato esteri);
  • La possibilità di effettuare simulazioni online per conoscere in anticipo il rendimento potenziale;
  • L’accessibilità anche in forma dematerializzata, tramite il proprio conto BancoPosta o libretto Smart;
  • La garanzia dello Stato italiano, che copre il capitale investito al 100%.

Scegliere un buono fruttifero oggi significa puntare su un investimento stabile, ideale per chi desidera evitare rischi elevati e valorizzare il risparmio personale nel tempo. L’ampia gamma di tipologie consente inoltre di trovare soluzioni adatte a ogni orizzonte temporale e profilo di investitore.

Tipologie di buoni fruttiferi postali

Buoni fruttiferi ordinari

I buoni fruttiferi ordinari sono la forma più tradizionale e diffusa di buono fruttifero. Hanno una durata massima di 20 anni e offrono rendimenti crescenti nel tempo. Gli interessi iniziano a maturare dopo i primi 12 mesi e aumentano progressivamente ogni anno. Questo li rende adatti a investitori con un orizzonte temporale medio-lungo, che desiderano una crescita costante del capitale.

I buoni ordinari possono essere sottoscritti in forma cartacea oppure dematerializzata. In caso di rimborso anticipato, è possibile ottenere il capitale investito senza penalità, ma si perderanno gli interessi se il buono viene riscattato prima dei termini minimi di maturazione.

Buoni fruttiferi indicizzati all’inflazione

I buoni fruttiferi indicizzati all’inflazione sono progettati per proteggere il potere d’acquisto del capitale investito. Il rendimento di questi buoni è composto da un tasso fisso più una componente variabile legata all’indice FOI (Indice dei Prezzi al Consumo per le Famiglie di Operai e Impiegati), al netto dei tabacchi, pubblicato mensilmente dall’ISTAT.

Questa tipologia è particolarmente indicata in contesti economici caratterizzati da alta inflazione, poiché consente di mantenere inalterato il valore reale del risparmio. I buoni indicizzati hanno una durata di 10 anni e sono disponibili esclusivamente in forma dematerializzata.

L’interesse maturato viene riconosciuto annualmente e capitalizzato, mentre il capitale è garantito a scadenza. In caso di rimborso anticipato, si perde la rivalutazione legata all’inflazione.

Buoni fruttiferi dedicati ai minori

I buoni fruttiferi dedicati ai minori sono pensati per genitori, nonni o tutori che desiderano costruire un capitale da destinare ai minori al compimento della maggiore età. Questi buoni hanno una durata che varia in base all’età del beneficiario al momento della sottoscrizione e garantiscono un rendimento fisso e crescente fino a 18 anni.

Sono intestabili esclusivamente a nome del minore, ma l’adulto può sottoscrivere il buono e versare liberamente le somme desiderate. I tassi di interesse offerti sono generalmente più elevati rispetto ad altre tipologie, proprio per incentivare il risparmio a lungo termine.

Il capitale può essere riscattato anticipatamente solo in presenza di autorizzazione del giudice tutelare, salvo alcune eccezioni. Al compimento della maggiore età, il beneficiario può incassare autonomamente il buono.

Buoni a breve termine (3, 6, 12 mesi)

I buoni fruttiferi a breve termine rappresentano un’evoluzione più recente nella gamma dei prodotti postali, pensata per chi desidera un investimento rapido e senza vincoli a lungo termine. Le durate disponibili sono di 3, 6 e 12 mesi, e il tasso d’interesse è fisso per tutta la durata del buono.

Questa tipologia è indicata per chi dispone di liquidità temporanea o vuole parcheggiare somme in attesa di migliori opportunità. Il capitale è garantito e rimborsabile in qualsiasi momento, anche se il rendimento è riconosciuto solo a scadenza.

Si tratta di strumenti competitivi rispetto ai conti deposito o ad altri prodotti bancari, grazie all’assenza di costi e alla tassazione agevolata. I buoni a breve termine sono sottoscrivibili esclusivamente in forma dematerializzata.

Differenze tra buoni cartacei e dematerializzati

Oggi i buoni fruttiferi possono essere emessi in due formati: cartaceo o dematerializzato. I buoni cartacei vengono stampati fisicamente e consegnati al sottoscrittore, mentre quelli dematerializzati sono registrati elettronicamente su un conto di regolamento, come un libretto di risparmio postale o un conto BancoPosta.

Le principali differenze tra le due versioni sono:

  • Sicurezza: i buoni dematerializzati non possono essere smarriti o deteriorati;
  • Praticità: i rimborsi e la gestione avvengono in modo automatizzato, anche online;
  • Riscatto: è possibile richiedere il rimborso in qualsiasi momento direttamente dal proprio conto;
  • Interessi: maturano con le stesse modalità per entrambe le versioni;
  • Sottoscrizione: i buoni dematerializzati possono essere acquistati anche tramite home banking (BancoPosta Online o APP BancoPosta).

La tendenza del mercato è chiaramente orientata verso la dematerializzazione, che garantisce maggiore efficienza e tracciabilità. Tuttavia, alcuni risparmiatori continuano a preferire la versione cartacea per motivi di abitudine o per custodire fisicamente il documento di investimento.

Rendimento e calcolo degli interessi

Tassi di interesse attuali

I tassi di interesse applicati ai buoni fruttiferi postali variano in funzione della tipologia scelta e della durata dell’investimento. Attualmente, le emissioni offrono tassi crescenti nel tempo, con rendimenti che partono da circa lo 0,5% lordo su base annua per i buoni a breve termine, fino a superare il 3,5% lordo per i buoni a lungo termine, come quelli ordinari ventennali o i buoni dedicati ai minori.

Ogni tipo di buono ha un prospetto informativo aggiornato, disponibile sul sito di Poste Italiane, dove vengono indicati i tassi applicati per ciascun anno di detenzione. I buoni fruttiferi non prevedono costi di sottoscrizione o gestione, e il rendimento promesso è garantito nel tempo, salvo rimborso anticipato.

In caso di buoni indicizzati all’inflazione, il rendimento è calcolato annualmente sulla base dell’indice FOI, al quale si aggiunge un tasso fisso. Questa struttura consente di mantenere il potere d’acquisto anche in fasi inflattive.

Simulazione di calcolo del rendimento

Per comprendere il potenziale guadagno derivante da un buono fruttifero, è possibile effettuare una simulazione del rendimento utilizzando gli strumenti messi a disposizione da Poste Italiane o da siti specializzati. La simulazione si basa su tre parametri principali:

  • Capitale investito: l’importo iniziale versato;
  • Durata dell’investimento: periodo di detenzione del buono;
  • Tasso d’interesse: lordo e netto, come indicato nel prospetto.

Esempio: supponiamo di investire 5.000 euro in un buono fruttifero ordinario con rendimento lordo medio del 2,5% annuo per 10 anni. Il rendimento complessivo lordo sarà di circa 1.250 euro. Detratta la tassazione del 12,5%, l’interesse netto sarà di circa 1.093,75 euro. Il capitale finale sarà quindi pari a 6.093,75 euro.

Nei buoni dedicati ai minori, la simulazione considera l’età del beneficiario e la durata residua fino al compimento dei 18 anni. I rendimenti sono più alti, per incentivare il risparmio vincolato a lungo termine.

Per i buoni indicizzati, la componente variabile è stimata sulla base dell’inflazione annua prevista, e il risultato finale può essere solo indicativo. Tuttavia, in periodi di alta inflazione, il rendimento reale può risultare superiore a quello dei buoni tradizionali.

Rendimento lordo vs netto: la questione fiscale

Uno degli aspetti più rilevanti per valutare un investimento in buoni fruttiferi è la tassazione. Gli interessi maturati sono soggetti a una ritenuta fiscale del 12,5%, nettamente inferiore rispetto ad altri strumenti di risparmio, come i conti deposito o le obbligazioni corporate, che prevedono un’imposizione del 26%.

Il rendimento lordo indicato nei prospetti deve quindi essere ridotto proporzionalmente per ottenere il rendimento netto effettivo. Esempio: un buono con tasso del 3% lordo genera un interesse netto del 2,625% dopo l’imposta. Questa agevolazione fiscale rende i buoni particolarmente competitivi, soprattutto per investitori attenti al bilancio tra rischio e rendimento.

Inoltre, i buoni fruttiferi sono esenti da imposta di successione fino a una certa soglia e non prevedono imposte di bollo su base annua per importi inferiori a 5.000 euro, se detenuti su libretti o conti postali.

È importante notare che il calcolo degli interessi avviene in base alla capitalizzazione semplice, e gli interessi non sono reinvestiti automaticamente. Tuttavia, nel caso di buoni a lunga durata, l’importo maturato può comunque raggiungere cifre significative.

Penalità in caso di rimborso anticipato

I buoni fruttiferi sono rimborsabili in qualsiasi momento, ma in caso di riscatto anticipato il rendimento può risultare inferiore rispetto a quello previsto a scadenza. Ogni tipologia prevede una maturazione minima degli interessi: per i buoni ordinari, ad esempio, gli interessi iniziano ad accumularsi dopo 12 mesi dalla sottoscrizione. Prima di questo termine, il rimborso restituirà esclusivamente il capitale iniziale.

Nel caso dei buoni a breve termine, la penalizzazione è limitata, poiché l’orizzonte temporale è ridotto. Tuttavia, nei buoni indicizzati o nei buoni per minori, il rimborso anticipato comporta la perdita di gran parte del rendimento e, in taluni casi, è soggetto a vincoli legali (es. necessità di autorizzazione del giudice tutelare).

Per questo motivo, è sempre consigliabile effettuare una pianificazione in base all’orizzonte temporale desiderato prima della sottoscrizione di un buono fruttifero. Una scelta consapevole della durata e della tipologia consente di evitare sorprese e massimizzare i benefici dell’investimento.

Modalità di sottoscrizione e rimborso

Come acquistare un buono fruttifero

La sottoscrizione di un buono fruttifero può avvenire in diverse modalità, a seconda delle preferenze dell’investitore e del tipo di buono scelto. I canali ufficiali sono:

  • Uffici postali: è possibile recarsi presso qualsiasi sportello di Poste Italiane e sottoscrivere il buono in formato cartaceo o dematerializzato. È richiesto un documento d’identità valido e il codice fiscale.
  • Online: tramite l’Area Riservata del sito di Poste Italiane o tramite l’app BancoPosta, i clienti con libretto Smart o conto BancoPosta possono acquistare buoni fruttiferi dematerializzati in autonomia.
  • Canali telefonici: in casi specifici è possibile ottenere assistenza anche tramite i numeri del servizio clienti di Poste Italiane, con eventuale supporto alla sottoscrizione remota.

Il taglio minimo per l’acquisto di un buono fruttifero è pari a 50 euro. Non vi sono limiti massimi, ma per importi elevati possono essere applicate verifiche in materia di antiriciclaggio.

I buoni fruttiferi dematerializzati vengono registrati elettronicamente sul libretto o conto associato. Ciò semplifica la gestione e l’eventuale riscatto, oltre a eliminare il rischio di smarrimento o danneggiamento del documento.

Come funziona il riscatto

Il riscatto di un buono fruttifero può essere richiesto in qualsiasi momento, indipendentemente dalla tipologia o dalla modalità di sottoscrizione. Tuttavia, è importante conoscere le regole che disciplinano la maturazione degli interessi, poiché un rimborso anticipato potrebbe non produrre alcun rendimento.

Nel dettaglio:

  • Per i buoni ordinari, gli interessi iniziano a maturare dopo i primi 12 mesi;
  • Per i buoni a breve termine, gli interessi maturano solo a scadenza (3, 6, 12 mesi);
  • Per i buoni dedicati ai minori, il riscatto anticipato è possibile solo con autorizzazione del giudice tutelare, salvo eccezioni specifiche;
  • Per i buoni indicizzati all’inflazione, l’indicizzazione è valida solo a scadenza o dopo i periodi minimi stabiliti.

Il rimborso può essere richiesto:

  • In ufficio postale: presentando il buono cartaceo o richiedendo l’operazione sul proprio libretto/conto per i buoni dematerializzati;
  • Online: per buoni dematerializzati, è possibile eseguire il rimborso direttamente dall’Area Riservata del sito di Poste Italiane o tramite app BancoPosta.

Il pagamento avviene solitamente in tempo reale per importi contenuti, mentre per somme elevate può essere previsto un breve periodo di elaborazione. L’importo rimborsato comprende il capitale investito e gli interessi maturati netti (al netto del 12,5% di tassazione).

Scadenze e prescrizione

I buoni fruttiferi hanno una durata definita al momento della sottoscrizione. Alla scadenza naturale del buono, è possibile incassare il capitale e gli interessi maturati in qualsiasi momento. Tuttavia, è fondamentale prestare attenzione ai termini di prescrizione.

Secondo la normativa vigente, il diritto al rimborso di un buono fruttifero scade dopo 10 anni dalla data di maturazione. Trascorso questo periodo, il buono entra in prescrizione e non è più rimborsabile. I fondi non riscossi vengono devoluti al Fondo rapporti dormienti gestito dal MEF.

Per evitare la perdita del capitale, è importante:

  • Monitorare la data di scadenza del buono;
  • Effettuare il riscatto entro 10 anni dalla maturazione;
  • Tenere traccia dei buoni cartacei, per non smarrirli o dimenticarli.

I buoni dematerializzati offrono una maggiore sicurezza da questo punto di vista, poiché sono tracciati digitalmente e segnalano in automatico le scadenze. Inoltre, la gestione tramite canali digitali consente un controllo più semplice del proprio portafoglio titoli postale.

Sicurezza e garanzie

Chi garantisce i buoni fruttiferi

I buoni fruttiferi postali sono strumenti finanziari a rischio zero, emessi da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e garantiti dallo Stato italiano. Questa garanzia rappresenta uno dei principali punti di forza del prodotto, in quanto offre una protezione totale sul capitale investito e, in molti casi, anche sugli interessi maturati.

La CDP, società controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, utilizza il risparmio raccolto tramite i buoni per finanziare infrastrutture pubbliche, enti locali e altri progetti di utilità nazionale. L’intermediazione di Poste Italiane, che agisce in qualità di collocatore, garantisce un’ampia accessibilità del prodotto sul territorio e attraverso i canali digitali.

La garanzia statale, insieme alla lunga tradizione del risparmio postale in Italia, rende i buoni fruttiferi una delle forme di investimento sicuro più apprezzate dalle famiglie italiane. Nessun altro prodotto finanziario offre una copertura paragonabile senza limiti di importo, a differenza ad esempio dei conti bancari tutelati dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che ha un tetto di 100.000 euro.

Rischi legati all’investimento

Nonostante siano considerati strumenti a rischio molto basso, anche i buoni fruttiferi presentano alcuni aspetti che l’investitore deve conoscere per evitare errori strategici o aspettative distorte.

I principali rischi o limiti possono includere:

  • Rendimento limitato: i tassi offerti sono generalmente inferiori a quelli potenzialmente ottenibili con strumenti a maggiore rischio, come azioni, ETF o fondi obbligazionari.
  • Perdita di rendimento in caso di rimborso anticipato: alcuni buoni iniziano a maturare interessi solo dopo un certo numero di mesi o anni. Il riscatto anticipato potrebbe comportare la restituzione del solo capitale.
  • Prescrizione: come illustrato nella sezione precedente, se non riscossi entro 10 anni dalla scadenza, i buoni prescrivono e il capitale viene perso.
  • Inflazione: nei periodi di inflazione elevata, i buoni a tasso fisso possono perdere potere d’acquisto, salvo quelli indicizzati all’inflazione FOI.

Tuttavia, si tratta di rischi prevalentemente legati alla scelta non consapevole della tipologia o alla mancata gestione delle scadenze. In termini assoluti, il rischio di perdita del capitale è pari a zero, grazie alla copertura statale integrale.

I buoni fruttiferi sono quindi una scelta ideale per i profili conservativi, come pensionati, famiglie o risparmiatori con bassa propensione al rischio. Inoltre, rappresentano un buon complemento in portafoglio per bilanciare strumenti più dinamici.

Confronto con altri strumenti di risparmio

Per valutare la convenienza dei buoni fruttiferi, è utile confrontarli con altre forme di investimento comunemente utilizzate dai risparmiatori italiani. Di seguito una comparazione con tre strumenti alternativi: conti deposito, obbligazioni e fondi comuni.

Buoni fruttiferi vs conti deposito

  • Sicurezza: entrambi sicuri, ma i buoni sono garantiti dallo Stato, i conti dal FITD fino a 100.000 €.
  • Tassazione: i buoni sono tassati al 12,5%, i conti deposito al 26%.
  • Vincoli: i conti deposito vincolati spesso prevedono penali; i buoni sono sempre rimborsabili.

Buoni fruttiferi vs obbligazioni

  • Rischio: le obbligazioni societarie comportano rischio di credito; i buoni postali no.
  • Rendimento: le obbligazioni possono offrire rendimenti più alti, ma con maggiore incertezza.
  • Volatilità: le obbligazioni hanno prezzo di mercato variabile; i buoni no.

Buoni fruttiferi vs fondi comuni

  • Gestione: i fondi sono gestiti attivamente; i buoni non richiedono gestione.
  • Costi: i fondi prevedono commissioni; i buoni no.
  • Volatilità: i fondi possono subire forti oscillazioni di valore; i buoni mantengono il capitale invariato.

Oltre ai conti deposito, obbligazioni e fondi comuni, anche i BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) rappresentano un’alternativa interessante ai buoni fruttiferi. Con rendimenti potenzialmente più elevati e una tassazione anch’essa al 12,5%, i BTP sono indicati per investitori con orizzonti temporali medio-lunghi e una maggiore tolleranza alla volatilità di mercato.

buoni fruttiferi offrono vantaggi unici in termini di sicurezza, fiscalità agevolata e flessibilità. Pur offrendo rendimenti più contenuti rispetto ad altri strumenti, garantiscono una protezione totale del capitale, risultando adatti a chi predilige la stabilità e la semplicità gestionale.

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Quanto rende un buono fruttifero oggi?

Il rendimento di un buono fruttifero dipende dalla tipologia e dalla durata. I buoni fruttiferi ordinari offrono tassi crescenti nel tempo, partendo da circa 0,5% per i primi anni, fino a superare il 3,5% lordo annuo nei periodi più lunghi. I buoni indicizzati all’inflazione, invece, offrono un tasso fisso più una componente variabile calcolata in base all’indice FOI. Per i buoni a breve termine (3, 6, 12 mesi), il rendimento è fisso e predefinito, spesso vicino all’1%. Tutti i rendimenti sono soggetti a tassazione del 12,5%.

Qual è il miglior buono fruttifero?

Non esiste un “miglior” buono fruttifero in senso assoluto, ma quello più adatto al proprio profilo. Se si cerca un investimento per i figli o a lungo termine, il buono dedicato ai minori offre rendimenti più elevati e garantiti fino al compimento della maggiore età. Per chi desidera proteggersi dall’inflazione, i buoni indicizzati sono la scelta ideale. Se l’obiettivo è una gestione semplice e flessibile, i buoni ordinari restano i più diffusi e accessibili.

I buoni fruttiferi sono sicuri?

Sì. I buoni fruttiferi postali sono garantiti al 100% dallo Stato italiano, tramite la Cassa Depositi e Prestiti. Non sono soggetti a rischio di mercato, non subiscono fluttuazioni di prezzo e non comportano il rischio di insolvenza da parte dell’emittente. A differenza di altri strumenti finanziari, il capitale è sempre rimborsabile per intero, anche in caso di rimborso anticipato, e senza limiti di importo.

Come si riscatta un buono fruttifero?

Il riscatto di un buono fruttifero può avvenire in qualsiasi momento presso gli uffici postali o, nel caso di buoni dematerializzati, direttamente online tramite BancoPosta o libretto Smart. Il capitale investito è sempre rimborsabile, mentre gli interessi sono riconosciuti solo se sono stati rispettati i tempi minimi di maturazione. Ad esempio, per i buoni ordinari, gli interessi maturano dopo 12 mesi. La procedura di rimborso è semplice e non comporta costi.

Quali tipi di buoni fruttiferi esistono?

Attualmente, le principali tipologie di buoni fruttiferi sono:

  • Buoni ordinari: durata fino a 20 anni, tasso crescente;
  • Buoni indicizzati all’inflazione: rendimento legato all’indice FOI;
  • Buoni dedicati ai minori: rendimenti più alti, vincolati al compimento dei 18 anni;
  • Buoni a breve termine: scadenza a 3, 6 o 12 mesi, rendimento fisso;
  • Buoni cartacei e dematerializzati: identici nel rendimento, ma diversi nella gestione.

Ogni tipologia ha una durata, una modalità di sottoscrizione e un profilo di rendimento specifico.

Cosa succede se non riscuoto un buono fruttifero scaduto?

Dalla data di scadenza del buono, il risparmiatore ha 10 anni di tempo per effettuare il rimborso. Trascorso questo periodo, il buono si considera prescritto e non sarà più rimborsabile. I fondi non riscossi vengono trasferiti al Fondo rapporti dormienti gestito dal MEF. È quindi essenziale monitorare le date di scadenza, in particolare per i buoni cartacei, e considerare l’uso della versione dematerializzata, che consente un migliore tracciamento e avvisi automatici.

Come si calcolano gli interessi di un buono fruttifero?

Il calcolo degli interessi di un buono fruttifero avviene sulla base del capitale investito, del tasso di interesse lordo applicato e della durata dell’investimento. Gli interessi si calcolano con capitalizzazione semplice e sono soggetti a una ritenuta fiscale del 12,5%. La formula base è: capitale × tasso × anni. Per i buoni indicizzati, si aggiunge la rivalutazione derivante dall’indice FOI. Poste Italiane mette a disposizione un simulatore ufficiale online per calcolare con precisione il rendimento atteso in base alla tipologia e alla durata scelta.